Regione, relazione del capo del personale: un flop la mobilità d’ufficio

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La mobilità d’ufficio dei regionali? Un flop, purtroppo. L’atto di accusa viaggia su una relazione interna del Capo del personale, Luciana Giammanco, inviata ai primi di settembre all’assessore regionale alla Funzione pubblica, Luisa Lantieri, nella quale si elencano tutta una serie di criticità, a cominciare dal mancato aggiornamento della banca dati dei dipendenti che rende difficile individuare i funzionari da trasferire al bisogno. Criticità che hanno già portato problemi di personale in uffici alle prese con la spesa dei fondi europei.

Il motivo? La banca dati dei regionali non è aggiornata, lo stesso programma per la gestione dei profili è inadatto all’individuazione dei dipendenti da trasferire. Difficile riconoscere i dirigenti sindacali o i beneficiari della 104, quasi impossibile capire chi è prossimo alla pensione o chi invece svolge un ruolo nevralgico in un determinato ufficio. E così la mobilità è rimasta una chimera.

Nel frattempo la dirigente Giammanco ha fatto ricorso a una procedura ibrida, la “manifestazione d’interesse per la mobilità”. In sostanza si richiede l’adesione volontaria ai dipendenti per un eventuale trasferimento, e poi si prova a procedere con un iter più spedito, quello della mobilità d’ufficio. In questo modo si evita di trasferire personale che non ha i requisiti. È quanto successo ad esempio alle Attività produttive, dove si cercano dieci unità di personale “per attività connesse alla spesa dei fondi comunitari”. In particolare il dirigente generale Alessandro Ferrara ha chiesto laureati in Ingegneria, Economia e commercio e Scienze biologiche per portare avanti progetti legati a sviluppo, risparmio energetico e rispetto dell’ambiente.

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